BASILICATA

panorama stigliano hotel-antico-pastificio-sarubbi-stiglianoUnica regione d’Italia a doppia denominazione – ma Basilicata è la denominazione ufficialmente riconosciuta –, è una terra in cui la storia della natura e dell’uomo ha lasciato tracce importanti sin dal tempo in cui le terre emersero dalle profondità marine. Anticamente denominata Lucania, dal “lucus” latino perché terra di boschi o perchè popolata dai Liky, antico popolo proveniente dall’Anatolia, o ancora perché terra raggiunta da un popolo guerriero che seguiva la luce del sole, anticamente “luc”, fu chiamata Basilicata per la prima volta in un documento del 1175 derivando probabilmente il nome da “Basiliskos”, amministratore bizantino.
La Basilicata, i cui abitanti ancora oggi preferiscono essere indicati come Lucani piuttosto che Basilischi o Basilicatesi, è stata per lunghi anni una terra in cui sembravano concentrati tutti i grandi problemi del meridione d’Italia. Bagnata da due mari, lo Jonio a sudest e il Tirreno a sudovest, montuosa all’interno con vette che superano i 2000 m di quota, collinare a est e pianeggiante per un breve tratto a sudest, la Basilicata si offre ai viaggiatori regalando il fascino della scoperta delle sue bellezze naturali, della preistoria e della storia, delle tradizioni che in alcune zone hanno conservato ancestrali ricordi delle origini dell’uomo, di una gastronomia semplice e genuina dal marcato carattere mediterraneo.
La Basilicata sa farsi amare da chiunque la visiti spinto da desiderio di curiosità, da chiunque abbia in animo la voglia di riscoprire il fascino di viaggiare seguendo le strade che dai crinali delle montagne o dalle colline affacciano su paesaggi straordinari ed inconsueti, o di raggiungere città ricche di storia, località marine incontaminate con spiagge amplissime di sabbia dorata e finissima dove approdarono i Greci nell’VIII sec. a.C.. La Basilicata è terra di contrasti e di forti armonie: gelosa custode della propria identità, ha conservato tutti caratteri tipici della ruralità, e per contrasto, ecco svettare palazzi postmoderni o ponti che sfidano le leggi di gravità, come a Potenza.
Meta ancora poco frequentata dal turismo tradizionale, è invece accogliente e ricca di attrattive: salute negli stabilimenti termali di Rapolla, Terme di Ala e di Latronico, Terme La Calda; natura nel Parco Nazionale del Pollino, nel Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane e nel Parco Archeologico Storico Naturale della Murgia e delle chiese rupestri del Materano; storia nei musei di Potenza, Matera, Melfi, Venosa, Metaponto, Policoro, Castel Lagopesole, Irsina; cultura e tradizione con le feste popolari e le importanti Mostre di Scultura a Matera e di Arte a Maratea; gastronomia nei numerosi ristoranti a conduzione familiare punta di diamante della cucina e dell’ospitalità lucana; balneazione nelle limpide acque di Maratea e di Metaponto, Pisticci, Scanzano Jonico, Policoro, Rotondella e Nova Siri. Viaggiare in Basilicata ha ancora oggi il fascino dell’avventura, della scoperta di un passato ricco di testimonianze, del contatto con una natura generosa e stupefacente, ma anche di gente ospitale pronta ad aiutarvi ogni qualvolta ne abbiate bisogno.

 

STIGLIANO

vsita aerea stigliano basilicata hotel antico pastificio sarubbiStigliano fu fondato dai Lucani; in seguito passò sotto i Greci di Metaponto. Il nome risale, forse, all’epoca romana: deriva probabilmente dalla famiglia degli Hostilius, della quale il paese era una delle proprietà. Il nome antico era quindi Hostiliusanus, da cui Ostigliano e quindi Stigliano. Stigliano passò dopo le invasioni barbariche ai Longobardi, che lo posero nel Principato di Salerno. Nel 1070 fu donato al vescovo di Tricarico.
Nel 1269 andò a Carlo d’Angiò, che lo infeudò a Giacomo di Bosciniano nel 1274. Nel 1289 Carlo II lo affidò alla potentissima famiglia napoletana dei Carafa. Nel 1556 tutta la proprietà passò alla famiglia spagnola dei duca di Medina, che lo eresse a capoluogo della Basilicata.
Nel 1806 furono aboliti i privilegi feudali e Stigliano passò sotto l’amministrazione diretta del Regno di Napoli prima e del Regno delle Due Sicilie poi. Nel 1861 entrò nel Regno d’Italia. Fu occupata in seguito dai briganti di Carmine Crocco dopo uno scontro con il regio esercito, noto come battaglia di Acinello. Concluso il combattimento Crocco e José Borjès, vincitori, fecero il loro ingresso a Stigliano dove furono bene accolti da parte della popolazione. Un’altra parte degli abitanti della cittadina decise invece di scappare, Scortata dai resti del 62° fanteria e da guardie nazionali si diresse verso San Mauro. Lungo il tragitto i fuggitivi furono attaccati da un nucleo di “briganti” di ritorno da una ricognizione che, al comando del Caruso, raggiunse Crocco a Stigliano dopo aver fatto bottino. [8].
Negli anni del fascismo Stigliano fu un luogo di confino dei fascisti dissidenti, in quanto, trovandosi a quasi 1000 metri d’altitudine, era l’unico a sfuggire alla malaria.

 

MATERA

Sassi di Matera basilicata hotel antico pastificio sarubbi stiglianoDivenuta da qualche giorno Capitale Europea della Cultura 2019, la città di Matera conta circa 55.000 abitanti, si trova a 401 m.dal livello del mare e dista solo 45 chilometri dalle spiagge. Apprezzata e visitata per i suoi Sassi, offre anche tante altre perle di bellezza e di cultura che le nostre guide sapranno illustrarvi con maestria. Si consiglia una visita al Duomo del XIII secolo, in stile romanico pugliese, che si erge imponente sul colle della Civita, primo insediamento umano della città, risalente al periodo medioevale caratterizzato da mura e fortificazioni. La Cattedrale, internamente ristrutturata nel periodo barocco, ospita interessanti opere lignee e pittoriche di artisti locali, tra cui spiccano il cinquecentesco presepe in pietra di Altobello Persio e il coro ligneo del ‘400 di Giovanni Tantino di Ariano Irpino. Molto interessanti anche le altre chiese romaniche nel centro storico, San Giovanni Battista e San Domenico. Lungo la dorsale seicentesca del “Piano” si possono ammirare le costruzioni civili e religiose del periodo barocco tra cui le chiese di San Francesco d’Assisi, del Purgatorio e di Santa Chiara, sino a giungere a Palazzo Lanfranchi, adiacente alla chiesetta della Madonna del Carmine attualmente sede di importanti mostre d’arte. Sorto come seminario alla fine del 1600, e già Liceo ginnasio, dove insegnò per alcuni anni Giovanni Pascoli, Palazzo Lanfranchi e stato recentemente ristrutturato ed ospita il Museo d’arte medioevale e moderna di Basilicata. Presenti, nella sua splendida cornice, un’ ampia collezione di dipinti di Carlo Levi, numerose opere di scuola napoletana del ‘600 e ‘700 e varie opere ligne e pittoriche provenienti da diversi centri della provincia, restaurate ad opera della Sovrintendenza, nonché mostre periodiche di grande pregio.
Importante per ricostruire le origini della città è una visita al Museo Nazionale “Domenico Ridola” istituito nel 1911 e dedicato ad uno degli uomini più insigni della città. Il medico e senatore Ridola, appassionato di antiquaria, avviò alla fine dell’800 varie campagne di scavo che lo portarono a scoprire alcuni degli insediamenti del Paleolitico e del Neolitico più importanti della zona ed a costituire una interessantissima raccolta di reperti archeologici, arricchita e aggiornata dal lavoro dei tecnici del Museo. Di notevole interesse sono anche le collezioni che riguardano gli insediamenti della Magna Grecia, che vide il suo fiorire sulle coste Ioniche.
Tra le costruzioni che risaltano nelle vie del centro, oltre ai tanti palazzi nobiliari come il palazzo Firrao-Giudicepietro della fine del ‘400 o il Palazzo del Sedile del 1799, oggi sede del Conservatorio di musica, entrambe splendide sedi per convegni e congressi, c’è il Castello Tramontano, eretto nel sec. XVI, fuori città, per volere del Conte Giancarlo Tramontano. Si presenta con maschio centrale e torri laterali ma a causa della morte prematura del conte – assassinato – è rimasto incompleto.
Per chi volesse approfondire l’articolata vicenda dello sviluppo storico della città di Matera è possibile consultare una ricca bibliografia di riferimento presso l’archivio di Stato e la Biblioteca provinciale a Matera. Ulteriori approfondimenti attraverso le note dei numerosi visitatori del passato o le storie di alcuni materani illustri, Affascinante anche la complessa storia del Brigante Chitarridd.

 

CRACO

CRACO basilicata hotel antico pastificio sarubbi stiglianoCraco sorge nella zona collinare che precede l’Appennino Lucano a circa 390 m s.l.m., a mezza strada tra i monti e il mare, nella parte centro-occidentale della provincia. Il territorio è vario, con predominanza dei calanchi, profondi solchi scavati in un terreno cretoso dalla discesa a valle delle acque piovane.
I comuni limitrofi sono Pisticci (20 km), Montalbano Jonico e Stigliano (25 km), San Mauro Forte (27 km), Ferrandina (33 km). Dista 58 km da Matera e 104 km dal capoluogo di regione Potenza.
A causa di una frana di vaste proporzioni, nel 1963 Craco iniziò ad essere evacuata e parte degli abitanti si trasferì a valle, in località “Craco Peschiera”. Allora il centro contava quasi 2000 abitanti. La frana che ha obbligato la popolazione ad abbandonare le proprie case sembra essere stata provocata da lavori di infrastrutturazione, fogne e reti idriche, a servizio dell’abitato. Nel 1972 un’alluvione peggiorò ulteriormente la situazione, impedendo un eventuale ripopolazione del centro storico e dopo il terremoto del 1980 Craco vecchia venne completamente abbandonata.
Ad onta di questo esodo forzato, Craco è rimasta intatta, trasformandosi in un paese fantasma. Nel 2010, il borgo è entrato nella lista dei monumenti da salvaguardare redatta dalla World Monuments Fund.
Il comune, nella realizzazione di un piano di recupero del borgo, ha istituito, dalla primavera del 2011, un percorso di visita guidata, lungo un itinerario messo in sicurezza, che permette di percorrere il corso principale del paese, fino a giungere a quello che resta della vecchia piazza principale, sprofondata in seguito alla frana. Nel dicembre 2012, è stato inaugurato un nuovo itinerario, che permette di addentrarsi nel nucleo della città fantasma.
Nel 2013, il centro storico ha registrato un’affluenza di circa 5.000 visitatori

 

METAPONTO

METAPONTO TAVOLE PALATINE basilicata hotel antico pastificio sarubbi stiglianoMetaponto fu fondata da coloni greci dell’Acaia nella seconda metà del VII secolo a.C., su richiesta di rincalzo coloniale direttamente dalla madre patria, da parte di Sibari, per proteggersi dall’espansione di Taranto. Divenne molto presto una delle città più importanti della Magna Grecia.
Fonti antiche riportano che Metaponto sarebbe stata fondata dall’eroe greco Nestore di ritorno dalla guerra di Troia, e che vi fossero state due Metaponto, una risalente appunto a quel tempo, ed un’altra achea, di età storica.
Posizione di Metaponto: La ricchezza economica della città proveniva principalmente dalla fertilità del suo territorio, testimoniata dalla spiga d’orzo che veniva raffigurata sulle monete di Metaponto e che divenne il simbolo stesso della città e che essa inviava in dono a Delfi.
A Metaponto visse e operò, fino alla fine dei suoi giorni nel 490 a.C., Pitagora che vi fondò una delle sue scuole.
Metaponto stabilì un’alleanza con Crotone e Sibari e partecipò alla distruzione di Siris nel VI secolo a.C.
Le origini del nome: Metaponto deriva dal greco μετα (τον) ποντον (meta (ton) ponton) che significa “al di là del mare”.
Nel 413 a.C. aiutò Atene nella sua spedizione in Sicilia.
Durante la Battaglia di Heraclea del 280 a.C. si alleò invece contro Roma con Pirro e Taranto.
Quando Roma vinse definitivamente la guerra contro Pirro, Metaponto fu duramente punita e alcuni esuli metapontini trovarono rifugio a Pistoicos, unica città che era rimasta fedele a Metaponto durante la guerra. Altri esuli metapontini trovarono ospitalità a Genusium, l’attuale Ginosa.
Metaponto intanto subì uno sconvolgimento del tessuto urbano in seguito alla realizzazione, sul lato orientale della città, di un castrum, nel quale si insediò una guarnigione romana.
Nel 207 a.C. offrì ospitalità ad Annibale e i romani la punirono nuovamente, distruggendola. Divenne allora città federata riacquistando il suo splendore intorno al I secolo a.C.
L’espansione urbana della città continuò fino all’età romana.
Nel 72 – 73 a.C. la piana di Metaponto fu teatro del passaggio dell’esercito di schiavi e disperati di guidati da Spartaco. Difatti i primi successi contro l’esercito di Roma permisero a Spartaco di raccogliere nuovi consensi, anche nella zone della Lucania, lo testimonia Plutarco: “molti mandriani e pastori della regione, che, gente giovane e robusta, si unirono ad essi”, e di agire liberamente saccheggiando Metaponto. È in quelle terre che Spartaco si incontrò con il pirata cilicio Tigrane (presumibilmente re Tigrane II) per organizzare il sospirato imbarco da Brindisi verso la Cilicia, poi fallito per il tradimento di quest’ultimo.
Ciò coincise con la decadenza e col progressivo abbandono della città, che venne lentamente ricoperta dai sedimenti alluvionali dei fiumi.
A poca distanza dalla città moderna è situata l’area archeologica di Metaponto con le sue rovine tra cui spiccano le celeberrime Tavole Palatine e il museo archeologico nazionale di Metaponto.

 

PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

parco del pollino-pino-loricato basilicata hotel antico pastificio sarubbiTra le vette del Dolcedorme e di Cozzo del Pellegrino e gli orizzonti che si disegnano sulle acque del Tirreno e dello Jonio, lungo il massiccio montuoso calabro-lucano del Pollino e dell’Orsomarso, la Natura e l’Uomo intrecciano millenari rapporti che l’Ente Parco Nazionale del Pollino, istituito nel 1993, conserva e tutela, sotto il suo emblema, il Pino loricato
Il territorio si compone di diversi massicci montuosi che, tra il Mar Ionio e il Mar Tirreno, si levano fino alle quote più alte dell’Appennino meridionale: il Massiccio del Pollino, i monti dell’Orsomarso e il monte Alpi.
Monte Pollino (ph. F. Rotondaro)Il Massiccio del Pollino (nella foto) con le vette più alte del Parco: Serra Dolcedorme (2267 m), Monte Pollino (2248 m), Serra del Prete (2181 m), Serra delle Ciavole (2127 m) e Serra di Crispo (2053 m). Tra questi ultimi due rilievi, a quasi 2000 metri, si apre la Grande Porta che introduce ai Piani di Pollino, il più famoso e suggestivo pianoro di alta quota delimitato dai crinali da cui svettano gli esemplari più vetusti di Pino loricato che, dall’alto, dominano un territorio ricco di fiumi e di torrenti – Raganello, Frido, Peschiera, Sarmento – le cui acque scorrono precipitando in gole strettissime tra gigantesche pareti di roccia o inoltrandosi, tra mulinelli e cascate, in boschi di alberi secolari o, ancora, allargandosi in ampie, bianche pietraie.
Il Piano di Campotenese, ad una quota più bassa, separa il Massiccio del Pollino dai Monti di Orsomarso che si levano, fitti di vegetazione, nella parte sud occidentale del Parco, in direzione del Tirreno: il Cozzo del Pellegrino (1987 m), La Mula (1935 m), la Montea (1825 m), il Monte La Caccia (1744), il Monte Palanuda (1632 m), individuano un territorio di assoluta integrità e bellezza. Qui si aprono vallate incise da corsi d’acqua incontaminati – Argentino, Abatemarco, Lao, Rosa – che, tra balzi e cascate, danno luogo a scorci paesaggistici di notevole fascino. La presenza, ancora, di spettacolari monoliti o di particolari forme rocciose, come Pietra Campanara, Pietra Pertusata e Tavola dei Briganti, accrescono la forza suggestiva di uno scenario naturale tra i più incantevoli del meridione.
Nella parte settentrionale del Parco si leva, isolato, il Monte Alpi (1900 m) che si distingue dal Massiccio del Pollino e dai Monti dell’Orsomarso per la particolarità della sua origine geologica. Più ad ovest, si erge il Monte La Spina.

 

GUARDIA PERTICARA

guardia perticara-hotel-antico-pastificio-sarubbi-stiglianoGuardia Perticara è un comune italiano di 557 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata, che fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia. A Guardia Perticara inoltre è stata assegnata nel 2011 la Bandiera arancione, un marchio di qualità turistico-ambientale conferito dal Touring Club Italiano ai piccoli comuni dell’entroterra italiano.
Il borgo ha origini antichissime, testimonianze archeologiche rilevano la presenza di un abitato già dalla prima età del ferro nel IX-VIII secolo a.C. In località San Vito sono stati rinvenuti corredi tombali risalenti al V secolo a.C. e queste scoperte si sono rilevate fondamentali per la miglior conoscenza degli Enotri, gli antichi abitanti di questa regione.
Rilevamenti di grotte basiliane fanno pensare ad una forte influenza greco-ortodossa attorno al X secolo. Guardia Perticara ospita due asceti, Luca di Armento, fondatore del cenobio di Carbone, e Vitale da Castronuovo. Successivamente con l’arrivo dei Saraceni nelle terre di Lucania, il borgo viene distrutto, rimanendo a lungo disabitato.
Nel 1237, durante il regno di Federico II di Svevia, Guardia Perticara (all’epoca chiamata castrum Perticari) risulta nella diocesi di Tricarico. Nel 1306 con la caduta degli svevi e l’affermazione degli angioini, il feudo viene assegnato a Giovanni Britando e per la prima volta compare in un documento angioino il nome di Guardia Perticara. Nel XV secolo il feudo passa nelle mani dei De Marra, signori di Stigliano. Nel XVI secolo, con la conquista spagnola, sono i Carafa a diventarne proprietari.
Nel 1652 viene fondato il convento di Sant’Antonio ad opera dei francescani. Cinque anni dopo, nel 1657 un’epidemia di peste riduce drasticamente la popolazione, mietendo oltre 500 vittime. Dopo i Carafa, nel XVIII secolo Guardia Perticara entra a far parte del dipartimento di Maratea come feudo del marchese d’Altavilla, in seguito e fino al 1806 andò nelle mani degli Spinelli. Nel 1857, un violento terremoto causa 85 vittime e danneggia gravemente la struttura urbanistica. Nel 1980, dopo il terremoto dell’irpinia, il borgo trova la forza di progettare il recupero dell’antica dimensione architettonica e artistica, che restituisce al centro storico la sua antica forma medievale.

 

CASTELMEZZANO

Castelmezzano-hotel-antico-pastificio-sarubbi-stiglianoCastelmezzano è un comune italiano di 873 abitanti della provincia di Potenza in Basilicata. Nel 2007, la rivista americana “Budget Travel” definì Castelmezzano la migliore località del pianeta tra quelle di cui non si è mai sentito parlare, assieme a Caraiva (Brasile), Estacada (USA), Irgalem (Etiopia), Puerto Angel (Messico), la regione dello Jura (Francia), Jomsom (Nepal) e Sangkhlaburi (Thailandia). Inoltre fa parte del circuito dei “I borghi più belli d’Italia”.
Le origini di Castelmezzano sono datate circa tra il VI ed il V secolo a.C., quando dei coloni greci penetrarono nella valle del Basento e fondarono un centro abitato chiamato Maudoro, cioè mondo d’oro. Nel X secolo d.C., le invasioni saracene costrinsero la popolazione locale a trovare una nuova stabilizzazione. Si narra che, durante l’esodo, un pastore chiamato Paolino scoprì un luogo adatto per trasferirsi, formato da rocce ripide dalle cui cime si potevano respingere gli invasori facendo rotolare massi di pietra.
Dopo l’occupazione longobarda, vi si insediarono i Normanni tra il XI ed il XIII secolo d.C. e vi costruirono un castello (di cui sono ancora visibili i resti delle mura e la gradinata scavata nella roccia che consentiva l’accesso al punto di vedetta più alto). Fu proprio dal nome del castello (Castrum Medianum, castello di mezzo) che ne derivò quello della cittadina, denominato così per via della sua posizione tra quelli di Pietrapertosa e di Brindisi Montagna. Con i Normanni, Castelmezzano visse un periodo di pace e di sviluppo, con gli Angioini conobbe un forte declino. Nel 1310, il comune venne affidato alla Diocesi di Potenza e nel 1324 a quella di Acerenza.
Con l’arrivo degli Aragonesi, tra il XIV ed il XVI secolo, numerosi proprietari terrieri ricevettero come feudo Castelmezzano, sebbene le condizioni economiche e sociali rimasero perlopiù invariate. Solamente con la nomina del barone Giovanni Antonio De Leonardis (la cui famiglia governò la cittadina dal 1580 al 1686), ci fu un certo sviluppo. Successivamente, passò per via nuziale ai De Lerma, ai quali rimase fino al 1805, epoca in cui il feudalesimo era in estinzione nel sud Italia.
Nel XIX secolo, Castelmezzano fu toccata dal fenomeno del brigantaggio. Grazie proprio alla sua collocazione territoriale costituita da nascondigli naturali tra le rocce e vegetazioni rigogliose, fu un rifugio ideale per numerosi briganti. Alla fine del secolo, il comune subì un forte fenomeno migratorio, che spinse numerose famiglie a trasferirsi oltreoceano.

 

PIETRAPERTOSA

Pietrapertosa-hotel-antico-pastificio-sarubbi-stiglianoPietrapertosa è un comune italiano di 1.087 abitanti della provincia di Potenza in Basilicata, posto alla quota media di 1088 m s.l.m.
Si tratta di uno dei paesi che costituiscono il cuore del Parco delle dolomiti lucane, così chiamate perché le cime assomigliano a quelle alpine e assumono al tramonto la colorazione rosata tipica delle Dolomiti vere e proprie.
Pietrapertosa fa parte, insieme agli altri comuni lucani di Venosa, Acerenza, Castelmezzano e Guardia Perticara, del Club I borghi più belli d’Italia, che comprende quasi 200 località situate lungo tutto lo “stivale”.
L’antico nome della città, ovvero “Pietraperciata” (che significa pietra forata) era stato dato per via della presenza del foro in una grande rupe, visibile dalla città. La costruzione della città è incerta, le teorie più accreditate danno nell’VIII secolo a.C. la sua fondazione ad opera dei Pelasgi, mentre stavano attraversando l’Italia meridionale. I Pelasgi costruirono le loro dimore nella parte bassa, per proteggersi da eventuali attacchi nemici e innalzarono fortificazioni sulle rocce.
Ai Pelagi si sostituirono i Greci, giunti dalla costa ionica, i quali si spinsero verso l’interno portando le loro merci e i loro manufatti. Tracce della presenza ellenica sono testimoniate dalla forma ad anfiteatro di Pietrapertosa e nel nome di alcune località come “La costa di Diana”. Successivamente si stanziarono i Romani, che resero Pietrapertosa il loro Oppidum e costruirono una fortezza, ove attualmente si erige la chiesa di S. Francesco.
Durante le invasioni barbariche, fu occupata dai Goti e poi dai Longobardi, che inclusero Pietrapertosa nel gastaldato di Acerenza. Passò in seguito sotto la dominazione bizantina da parte del signore saraceno Bomar. Fu proprio sotto la dominanza dei Saraceni che Pietrapertosa vide la costruzione delle sue parti più caratteristiche. La discesa Normanna-Sveva, vide il paese diventare uno dei più importanti centri strategici della Lucania data la sua posizione dominante della collina sottostante, partecipò alla rivolta ghibellina contro il Papa nel 1268.
Durante l’epoca angioina, divenne feudo di Guglielmo Tournespè nel 1269, per poi passare sotto altri feudatari come Pietro de Burbura (1278) e Giovanni Borbone (1280). Con l’arrivo degli aragonesi, Pietrapertosa divenne possedimento dei Gozzuti, dei Grappini e dei Diazcarlon, conti di Alife. Nel XVI secolo, passò ai Carafa, agli Aprano, ai Campolongo, ai De Leonardis, ai Suardi, ai Iubero ed infine ai Sifola di Trani.
Nel giugno del 1647, il popolo pietrapertosano partecipò alla rivolta contro le gabelle imposte dai signori la quale, però, fu duramente repressa. Per sfuggire alle pene, i più poveri furono costretti ad allontanarsi dal proprio paese e, chi scappava senza versare le tasse, veniva dichiarato bandito. I fuggitivi furono così forzati a darsi alla macchia, compiendo depredazioni. Anche molti monaci di campagna, che collaboravano con i banditi, dovettero abbandonare il centro cittadino. Tra questi banditi è da menzionare Scalandrone, un contadino di Pietrapertosa, che operava nella valle del Basento.
Nell’ottocento, durante la dominazione francese di Gioacchino Murat, Pietrapertosa fu centro liberale governata da un consiglio comunale, un decurionato, un sindaco e una guardia urbana per l’ordine pubblico, tutti eletti dal sovrano. In seguito partecipò ai moti antiborbonici del 1820 e del 1848. Nel 1860, alcuni pietrapertosani si unirono alla spedizione dei mille e, qualche anno dopo, la città fu coinvolta nel brigantaggio
Agli inizi del novecento, Pietrapertosa fu spopolata per via della malaria e dell’emigrazione verso le Americhe. Oggi Pietrapertosa conta poco più di 1300 abitanti e, grazie al suo paesaggio naturale e incontaminato, sta conoscendo una lenta ma progressiva crescita.

 

PARCO GALLIPOLI COGNATO

parco gallipoli cognato-hotel-antico-pastificio-sarubbi-stiglianoIl Parco Regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti lucane è un parco naturale della Basilicata, istituito nel 1997 con sede in località “Palazzo” nel comune di Accettura.
Presso la sede dell’ente di gestione del parco si trovano anche un museo naturalistico, un orto botanico, laboratori ed un centro informazioni. Il centro visite Pian di Gilio si trova nei pressi, in corrispondenza delle oasi faunistiche del daino e del cervo; sempre nel comune di Accettura, lungo la “via del Maggio”, si trova il Museo dei culti arborei.
Il Parco si estende a cavallo delle province di Matera e di Potenza e comprende i territori delle comunità montane dell’Alto Basento, del Medio Basento e della Collina Materana.
Le cime più importanti fanno parte, ovviamente, dell’Appennino lucano e sono, per il versante materano, il Monte dell’Impiso (1319 m s.l.m.) ed il Monte Croccia (1149 m s.l.m.). I corsi d’acqua che scorrono negli impluvi di questo versante fanno parte del bacino imbrifero del fiume Cavone e tra di essi il principale è il torrente Salandrella. Tra le Dolomiti lucane ed i versanti coperti dalla Foresta di Gallipoli-Cognato in una profonda gola scorre il Rio di Caperrino, affluente di destra del Basento. Infatti nei pressi della confluenza tra questi due corsi d’acqua si trova lo svincolo che dalla Basentana porta, seguendo le relative indicazioni, sia ad Accettura che al cuore delle Dolomiti Lucane (Castelmezzano e Pietrapertosa). Ed è proprio qui che, seminascosto dai manufatti stradali si inarca sul Basento il “Ponte della Vecchia”, dalle origini legate a una antica leggenda che si tramanda a Pietrapertosa.
Sui territori dei tre comuni della provincia di Matera (Accettura, Calciano ed Oliveto Lucano), si estende per circa 4200 ettari la foresta di Gallipoli Cognato, che parte dai fondovalle del Basento per arrivare ai 1319 m s.l.m. del Monte Croccia, la sua cima più alta. In territorio di Accettura vi è anche il bosco di Montepiano, una antica cerreta coltivata a bosco deciduo, che si estende per circa 800 ettari. Ad Accettura si tiene ogni anno a partire dal giorno di Pentecoste la Festa del Maggio, un tradizionale rito nuziale tra due alberi provenienti dal bosco di Montepiano e dalla foresta di Gallipoli Cognato. A testimonianza dell’importanza che i culti arborei hanno in questa parte di Appennino lucano, altre feste del Maggio o di sposalizio degli alberi vengono celebrate anche ad Oliveto Lucano, dal 10 al 12 agosto[3], a Castelmezzano, il 12 e 13 settembre, ed a Pietrapertosa, in occasione dei festeggiamenti per Sant’Antonio da Padova nel mese di giugno.

La festa del maggio di Accettura.
Alla provincia di Potenza, invece, appartengono le Dolomiti lucane, montagne costituite da rocce di arenaria quarzifera appartenenti alla serie del Flysch di Gorgoglione, modellate profondamente dagli agenti atmosferici e dagli eventi che contraddistinguono la storia geologica di questa porzione della Basilicata. Tali montagne sono così dette in quanto le loro cime sono caratterizzate da alte guglie che ricordano alcune delle vette più note delle Dolomiti alpine vere e proprie, con forme così particolari da aver suggerito nomi molto fantasiosi. Gli stessi centri abitati di Castelmezzano e Pietrapertosa sono straordinariamente pittoreschi, essendo aggrappati alle pareti rocciose delle montagne che li circondano e che con le loro forme danno luogo a scenari suggestivi ed a paesaggi mozzafiato.
Le vette più elevate delle Dolomiti Lucane, che appartengono alla provincia di Potenza, sono il “Monte Caperrino”, che raggiunge i 1455 m s.l.m., la “Serra della Rossa” (1179 m s.l.m.) che è la cima maggiore della catena montuosa detta “Costa la Rossa” (visibile per lunghi tratti dalla strada che porta ad Accettura e dal bosco di Gallipoli-Cognato) ed il “Monte Murge”, di 1004 m.